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Anche Fassino con Renzi. Bersani: “L’operazione non ha contenuti” 

Grande fermento in casa PD, dopo l’annuncio della propria candidatura a segretario da parte di Matteo Renzi.
Bersani e Renzi

Si accende la campagna elettorale interna al Partito Democratico in vista delle primarie, grazie alle parole di Matteo Renzi, che alla festa del partito a Bologna infiamma i militanti e ridona speranza ad un partito che dalle elezioni dello scorso aprile sembra aver perso la sua identità.
Cominciano infatti ad affiorare consensi illustri, come quelli di Franceschini, che due giorni fa si è detto disposto a votare il sindaco di Firenze, e di Piero Fassino, che ha dichiarato: “Matteo Renzi prende il voto dei delusi, del Pdl, del M5S, del Pd, prende il voto degli incerti e raccoglie un largo consenso”.

Contro il sindaco di Firenze si schierano anche Anna Finocchiaro, che dal palco della festa del PD di Genova dichiara: “Matteo Renzi non è ancora riuscito a convincermi che non usi la candidatura a segretario del partito come trampolino di lancio per candidarsi a premier. Le due figure non coincidono e il segretario deve avere la vocazione di dedicarsi al partito”, e Rosy Bindi, che ha dichiarato apertamente che Renzi non avrà il suo voto perché ” ha la predisposizione a non dire quello che vuole”.
Pesanti anche le parole dell’ex segretario Pierluigi Bersani, che si dice non convinto dell’asse Franceschini-Renzi, in quanto privo di contenuti (“Non possiamo solo organizzare tifoserie e plebisciti senza contenuti”.
Critico anche Pippo Civati, altro candidato segretario, che dal suo sito accusa: “Si propongono le larghe intese anche nel Pd, non solo per il presente, anche per il futuro. Mi pare un’ottima idea, che mi permetterò di contrastare, fino all’ultimo giorno. Con decisione, passione e orgoglio. Perché secondo me la sinistra italiana si merita altro”.

Intanto un sondaggio di ieri condotto da IPR Marketing per il Tg3 vede proprio Matteo Renzi in testa con il 78% delle preferenze, seguito da Gianni Cuperlo, appoggiato dal movimento dei “giovani turchi” e soprattutto da Massimo D’Alema e dagli ex DS del partito. Solo il 5% per Civati, che probabilmente paga la minore notorietà rispetto a Renzi al netto di un elettorato molto simile. Chiude con il 3% Gianni Pittella, che riscuote consensi soprattutto al sud grazie alla sua campagna fondata sulla lotta alla mafia e alla disoccupazione giovanile.

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Matteo Villa
Questo articolo è stato scritto il 04/09/2013