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Cina: arriva il manuale del buon turista 

I turisti cinesi sono giudicati troppo maleducati e lo Stato provvede ad educarli.

1-20121114-14778-10764-picC’erano una volta i turisti americani: rozzi, tracotanti, irrispettosi delle differenze culturali e convinti di poter ottenere qualsiasi cosa coi loro bigliettoni verdi. Questo era lo stereotipo diffuso in tutto il mondo. Il turista americano è stato a lungo tempo in cima alla classifica degli Ugly Tourists, i turisti che non vorresti mai incontrare nella tua città. Non si adattano alla cultura locale e pretendono di comportarsi come a casa propria. In inglese la parola per questo è “obnoxious”, traducibile con “odioso, detestabile“.

Ma oggi le tendenze sembrano essere cambiate. A usurpare il primato statunitense oggi ci sono i turisti cinesi. Certamente la causa di questi pregiudizi può dipendere da fattori economici: oggi per via della crisi economica che sta colpendo gli Stati Uniti e favorendo l’economia cinese, i turisti dall’Atlantico diventano sempre meno, scalzati dai nuovi ricchi provenienti dall’Asia, ancora “acerbi” e non abituati al confronto con le culture occidentali. Un altro fattore che alimenta lo stereotipo negativo è però sicuramente la xenofobia sempre più dilagante nei confronti del popolo cinese dovuta alla forte ondata migratoria subita dall’Europa.

Le critiche verso i turisti cinesi sono fomentate specialmente dagli abitanti di Hong Kong, così come da molti operatori del turismo delle capitali europee. Alcune delle offese lamentate comprendono l’abitudine a fare urinare o defecare i propri figli in pubblico, la tendenza a saltare le file e la mancanza di rispetto verso i regolamenti nei luoghi dell’arte, come i divieti di toccare le opere o fotografarle col flash. Un ragazzino cinese ha anche recentemente inciso il proprio nome su dei bassorilievi delle piramidi in Egitto, creando un grosso scandalo in madrepatria. (fonte: The Atlantic Wire)

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È per questi motivi che lo Stato cinese in persona ha deciso di farsi carico dell’educazione del suo popolo all’estero. Sulla questione è intervenuto il vicepresidente Wang Yang affermando che

…migliorare la civiltà dei cittadini e costruire una buona immagine dei turisti cinesi sono a tutti gli effetti doveri del governo e delle principali agenzie e compagnie. Bisogna guidare i turisti verso la tolleranza all’etica sociale, verso l’ ubbidienza agli ordini pubblici e il rispetto dei credi religiosi e degli usi e costumi locali. Insegnare loro a stare attenti a come parlano e a rispettare l’ambiente.

Per combattere questa cattiva immagine dunque, la Cina ha recentemente pubblicato un libretto di 64 pagine che riporta vari do’s and dont’s da adottare quando si viaggia all’estero. La guida presenta varie norme della buona educazione sia generica che specifica di alcune culture, come ad esempio l’evitare di chiedere carne di maiale nei ristoranti dei paesi musulmani. Alcuni consigli del buon costume appaiono bizzarri per quanto scontati agli occhi di noi occidentali: si incoraggia i turisti cinesi a “usare la tendina della doccia”,  “non scaccolarsi”, “non urinare in piscina” o a “non succhiare il brodo rumorosamente”. (fonte: The South China Morning Post).

La reazione dei cittadini non tarda ad arrivare. Molti si dicono felici e favorevoli a questo opuscolo informativo, altri semplicemente sembrano continuare per la loro strada ignorando i consigli, riportano le testimonianze da Hong Kong.

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Questa vicenda ci insegna però un valore importante: il turista può essere considerato un ambasciatore informale della propria nazione all’estero. La rappresenta e ne è lo specchio, può alimentare stereotipi e generare acredine e incomprensione culturale. Essere turisti è quindi una grossa responsabilità, ed essere “buoni turisti” diventa indispensabile. Troppo spesso noi italiani veniamo criticati per i nostri comportamenti all’estero, ci accusano di essere eccessivamente chiassosi e irrispettosi delle leggi.

Abbiamo forse anche noi bisogno di un opuscolo del genere? Cosa consigliereste ai turisti italiani?

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Informazioni sull’autore

Maria Monno
Questo articolo è stato scritto il 05/10/2013