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Gran Bretagna: facoltà di Lingue abolite 

Sempre meno studenti e i corsi falliscono. Da cosa dipende?

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“Inglesi tutti professori, che non imparano un’altra lingua”, cantava Caparezza nel lontano 2003. Ebbene, pare che il rapper pugliese non avesse tutti i torti. Nonostante tutti gli sforzi dell’Unione Europea per promuovere il plurilinguismo piuttosto che l’egemonia dell’inglese, arriva proprio dalla Gran Bretagna una notizia sconfortante: le facoltà di lingue straniere stanno fallendo. Gli iscritti ai corsi di francese, tedesco, spagnolo e italiano diminuiscono di anno in anno, a tal punto che più di un terzo delle università della nazione stanno meditando l’abbandono di questi insegnamenti o l’hanno già fatto. Ne dà triste notizia il Guardian, segnalando anche che la lingua più “in crisi” risulta essere il tedesco, con un calo delle iscrizioni del 50% negli ultimi 15 anni, seguito dal francese con il 40% di iscritti in meno. Buone notizie per l’italiano, il cui calo registrato è “solo” del 23%. Il risultato di questo crollo sarà la chiusura in media di 3 o 4 dipartimenti l’anno. Di questo passo, solo le università più grandi e prestigiose del Regno potranno offrire corsi di lingua, trasformandoli in una materia elitaria e preclusa ai più.

Mappa della distribuzione dei ceppi linguistici in Europa. Clicca per ingrandire

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Gli esperti che si sono interrogati a tal proposito ricercano le cause di questa crisi nella reticenza dei docenti di lingua a dare voti alti: un sondaggio rivela che il numero di studenti che durante le scuole superiori ricevono una A (il voto massimo in UK) in una lingua straniera è considerevolmente più basso del numero dei “bravi” nelle altre materie. Questo non incoraggerebbe gli studenti a proseguire gli studi in lingue straniere in quanto non si sentono mai abbastanza capaci. Sotto accusa dunque vi è un sistema di votazione non adeguato alle effettive possibilità degli studenti.

 

Ciò che il Guardian non dice però è che l’indiscusso primato della lingua inglese a livello internazionale potrebbe aver convinto gli studenti britannici che lo studio delle lingue straniere sia inutile o una perdita di tempo. Mettiamoci per un attimo nei loro panni: se foste sicuri di essere compresi nella vostra lingua madre in ogni angolo del globo, passereste volentieri decine di anni della vostra vita a studiare, chessò, l’italiano, una lingua parlata in una piccola penisola di soli 60 milioni di abitanti, una piccola penisola dove ogni azienda ha un suo corrispondente commerciale che parla la vostra lingua? Siamo onesti, probabilmente non ci passerebbe nemmeno per la testa. È per questo che le lingue in GB stanno diventando sempre di più una questione di erudizione personale, una passione disinteressata dalle effettive possibilità lavorative ad esse legate: cresce infatti il numero di persone che le studiano privatamente, o in maniera complementare in altre facoltà. È forse per questo che l’italiano, una lingua considerata letteraria e colta, è relativamente poco in crisi rispetto a quelle più di interesse lavorativo come il tedesco.

Certo, anche la grande mobilità internazionale del mercato del lavoro moderno non aiuta: perché mai una azienda inglese dovrebbe assumere un suo connazionale che parla italiano (male, di solito) per rapporti commerciali con l’Italia quando in Italia ci sono schiere di giovani laureati di madrelingua italiana pronti a fare le valige per Londra? E voi, avete mai pensato di lavorare con la vostra madrelingua all’estero?

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Maria Monno
Questo articolo è stato scritto il 17/10/2013