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La Basilicata, questa sconosciuta. 

Di dove sei? Ah di Potenza, quindi ti piace la nduja! No…guarda che Potenza sta in Basilicata… Ah… Eh già la regione più sconosciuta di Italia, nemmeno da inserire nel trittico più famoso del mondo: mandolino-spaghetti-mafia, (perché quando uno del sud va all’estero, questa è la prima cosa che gli si viene detta)

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Oggi però, luoghi comuni a parte,  vorrei parlare di una questione importante e che quasi l’80% della popolazione italiana non conosce; il petrolio. Il petrolio in Basilicata è storia vecchia, il primo pozzo risale addirittura al 1921 e i suoi giacimenti ampiamente sfruttati durante la guerra per sopperire al blocco imposto dagli alleati. Tutto fu poi abbandonato, fino all’inizio degli anni ’80 quando un programma di ricerca della Petrex consegue successi incoraggianti fino al ritrovamento di petrolio con il pozzo “Monte Alpi 1”(1988) cui seguirono vari permessi di ricerca e scoperte di giacimenti.

Per la prima lavorazione del greggio viene costruito a Viggiano a partire dal 1996 un Centro Olio, dove il petrolio “pesante” lucano viene idro-desulfurizzato, con conseguente immissione in atmosfera di idrogeno solforato ed altri 60 composti inquinanti tra cui benzene, toluene ed idrocarburi policiclici aromatici. In piena Val d’Agri, nella verde Basilicata del centro, tra antichi paesi che si guardano arroccati sulle montagne, brucia la fiammella del Centro Oli di Viggiano, proprio ai pendii dello stesso monte sacro dove  la leggenda vuole il ritrovamento del simulacro della Madonna Nera di Viggiano in seguito all’apparizione di quanto mai premonitori fuochi. 

 

La Basilicata resta una delle regioni più povere d’Italia nonostante abbia il più grande giacimento di petrolio su terraferma d’Europa. Lo avreste mai immaginato? Ma non è finita qui, parliamo di un’altra risorsa vitale per il mondo: l’acqua. La diga del Pertusillo si trova sempre nella Val d’Agri: il 60% di quelle acque scorrono nei rubinetti potabili di Bari, Brindisi, Lecce. La rimanente parte ovvero il 36%, una parte minima, il 5% serve per la Basilicata e il rimanente per uso irriquo. Insomma c’è il petrolio ma è un delle regione più povere d’Italia dove la benzina arriva a costare anche 1.80, mentre nella vicina Campania 1.60 anche meno! C’è l’acqua ma la si vende alla Puglia, e ancora in molti comuni lucani nei periodi di forte siccità si toglie l’acqua nelle case per alcune ore o per mezza giornata, testimone la sottoscritta.

 

a3Mi chiedo perché? Perché l’anno scorso ci è stata data la possibilità di usufruire di una carta idrocarburi che offriva il pieno di benzina gratis a famiglia, e quest’anno dopo il ricorso della regione Veneto, ci saràdata ma addirittura con importo inferiore? Cos’è un’elemosina? Tutto ciò è assurdo, è indignante, è ingiusto. Vorrei continuare ancora a elencare dei dati (Istat 2010): La Basilicata ha una percentuale di morti per tumore più alta della media nazionale: dati dell’Associazione Italiana Registro Tumori. In Basilicata le aziende agricole si sono dimezzate nell’arco di 10 anni: dati Confederazione Italiana Agricoltori. La Basilicata ha un tasso di disoccupazione costantemente in crescita: dati Cgil «Nella sola Val d’Agri (dove è più intensa l’attività dei petrolieri) ci sono 8 mila persone tra disoccupati e inoccupati». La Basilicata ha oltre 400 siti contaminati dalle attività estrattive: dati della Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti. La Basilicata è ricca di petrolio: dati Eni. Sono dati che fanno rabbrividire.

Ho colto l’occasione di scrivere questo articolo grazie al documentario eseguito da Valeria Castellano documentarista mediaset e film maker,  dove fa un’inchiesta sulla questione del petrolio e di conseguenza dell’ inquinamento delle zone vicino ai pozzi petroliferi. Documentario che ha destato non poche polemiche da parte dell’amministrazione e dei politici, il trailer è disponibile su youtube.  Il lungometraggio è in vendita in dvd da Luglio di quest’anno, ed è stato proiettato in Basilicata, gratuitamente, nei primi giorni di Maggio (data ancora da definire). 

Io da lucana sono molto felice di questo documentario, con la speranza di aver svegliato le coscienze, o almeno di aver dato una visione realista e purtroppo critica della mia regione. Chiudo consigliando la visione del film, a chi non l’avesse ancora fatto, di “Basilicata coast to coast”, per ammirare le meraviglie di questa terra abbandonata da tutti, ma che avrebbe tanto da offrire se solo qualcuno si impegnasse davvero per valorizzarla.

 

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Informazioni sull’autore

Carmelinda Potenza
Questo articolo è stato scritto il 15/10/2013