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La protesta in topless di FEMEN 

E’ davvero necessario e indispensabile manifestare e protestare in topless per combattere discriminazione? Per FEMEN sì, “è l’unico modo per essere ascoltati”.

Al festival di Venezia quest’anno c’erano anche alcune attiviste di FEMEN: un movimento femminista nato in Ucraina da un gruppo sempre più grande di ragazze che protestano in maniera provocatoria per respingere ogni genere di discriminazione e per incitare le donne nel loro paese a richiedere più diritti e più partecipazione civile, sociale e politica.

Sicuramente le attiviste, tutte tra i 18-20 anni, sono da apprezzare per questo loro impegno, ma rimangono dei dubbi sul loro modo di protestare, forse un po’ troppo esagerato. Le ragazze di FEMEN sono infatti solite andare a protestare in topless. Ricorderete tutti il loro intervento a sostegno dei gay durante una messa del Papa e anche la reazione indignata di una delle signore presenti tra la folla per ascoltare il pontefice. Il punto è se sia davvero necessario tanta “trasgressione” per la loro protesta. Del resto le donne del passato sono riuscite a conquistare i loro diritti lottando, tirando fuori i denti, senza il bisogno di doversi scoprire tanto. Potrebbe passare il messaggio dell’utilizzo del corpo come strumento di propaganda, come fosse un oggetto da sbandierare.

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FEMEN ha giustificato i suoi metodi provocatori affermando “che è l’unico modo per essere ascoltati in questo paese. Se avessimo manifestato con il solo ausilio di cartelloni le nostre richieste non sarebbero state nemmeno notate”. Riguardo all’utilizzo del corpo femminile come mezzo per attirare l’attenzione mediatica, la fondatrice dell’organizzazione, Anna Hutsol, ha affermato: “Mi sono resa conto che il femminismo tradizionale qui in Ucraina non avrebbe attecchito, né con le donne né con la stampa, né tanto meno con la società. E allora perché non adattare il femminismo al modello ucraino?”.

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Carmine Delfino
Questo articolo è stato scritto il 12/09/2013