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Pjanic, il bosniaco che conquistò Roma 

Miralem Pjanic of Bosnia-Herzegovina

9 luglio 2013, Trigoria: i giocatori della Roma arrivano al centro sportivo per il ritiro estivo. Fuori dai cancelli, un gruppo di tifosi giallorossi infuriati contesta società e calciatori. Uno dei più criticati fu Miralem Pjanic, bosniaco classe ’90, uno degli acquisti principali della gestione Sabatini.
Fu l’inizio di un’estate molto movimentata per la Roma: un mercato fatto di cessioni illustri e di acquisti rischiosi. Il bosniaco è uno dei pezzi pregiati, richiesto dalle big di tutta Europa: viene accostato a Inter, Borussia Dortmund, Zenit, persino al Barcellona. È però il Tottenham dell’ex Baldini a chiedere con più insistenza Miralem, insieme al compagno di squadra Lamela: Sabatini, dopo un confronto con il mister Rudi Garcia, decide di cedere solo l’argentino e di puntare ancora una volta su Pjanic.

18 ottobre 2013, Stadio Olimpico: si affrontano Roma e Napoli. I giallorossi sono a punteggio pieno, arrivano dalla vittoria per 3-0 a San Siro contro l’Inter: battere gli azzurri significa candidarsi seriamente per i posti più alti della classifica.
Minuto 33: Totti accusa un problema al flessore ed è costretto ad abbandonare il campo, lasciando il posto a Borriello. Ultima azione del primo tempo, al minuto 49: punizione dal limite dell’area per la Roma. Il capitano non c’è, sul punto di battuta si porta Miralem Pjanic. Il bosniaco ha giocato per 3 anni in Francia, all’Olympique Lione, al fianco di Juninho Pernambucano, fantasista brasiliano considerato da molti lo specialista per eccellenza dei calci piazzati. E Mira dimostra di aver imparato bene dal suo maestro: pennella una traiettoria meravigliosa che supera la barriera e si insacca sotto l’incrocio dei pali.
Minuto 71: l’arbitro fischia un calcio di rigore per la Roma, punendo un contatto in area tra Cannavaro e Borriello. Ancora una volta, in assenza del Pupone, tocca a Pjanic farsi carico dei calci da fermo, e ancora una volta l’esecuzione del bosniaco è da manuale: potenza e precisione, spiazzato Pepe Reina, che qualche settimana fa era riuscito, primo tra i professionisti, a fermare dal dischetto Mario Balotelli.
Il risultato non cambia più, la Roma vince ancora, vola a 24 punti in 8 partite, percentuale di vittoria del 100%, un solo gol subito a fronte di 22 segnati.

Una rivincita per Pjanic, alla luce di quanto accadeva tre mesi fa. Ma il centrocampista ha un carattere e una forza d’animo che lo hanno spinto sempre ad affrontare le sfide più dure: a due anni fu costretto a lasciare la Bosnia e a rifugiarsi in Lussemburgo. La carriera da professionista inizia in Francia, nel Metz, per poi proseguire nelle file, appunto, dell’Olympique Lione, fino al trasferimento in Italia. Intanto però Miralem prende una scelta riguardo la sua carriera internazionale: nonostante il passaporto doppio, decide di rappresentare la nazione che ha abbandonato da bambino. Dal 2008 ha inizio dunque la storia di Pjanic con la maglia della nazionale balcanica: 45 presenze e 8 reti. Ma la favola di Pjanic non è ancora completa: Mira scende infatti in campo il 15 ottobre contro al Lituania: la vittoria per 1-0 consegna per la prima volta alla Bosnia-Erzegovina il pass per il mondiale 2014 in Brasile: l’immagine forse più bella di quella serata la regala proprio Pjanic, che in lacrime festeggia con Edin Dzeko la qualificazione ottenuta. E la favola di Miralem, ne siamo sicuri, non è ancora finita…

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Informazioni sull’autore

Matteo Villa
Questo articolo è stato scritto il 19/10/2013